Denti che si muovono: cause parodontali e quando è possibile salvarli

Accorgersi che un dente “balla” quando lo tocchi con la lingua, o che tra i denti davanti si è aperto uno spazio nuovo, è un’esperienza che mette ansia. Il primo pensiero, spesso, è che quel dente sia ormai perso. In realtà un dente che si muove non è una condanna: molto spesso si può curare e il dente può tornare stabile.
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    Accorgersi che un dente “balla” quando lo tocchi con la lingua, o che tra i denti davanti si è aperto uno spazio nuovo, è un’esperienza che mette ansia. Il primo pensiero, spesso, è che quel dente sia ormai perso. In realtà un dente che si muove non è una condanna: molto spesso si può curare e il dente può tornare stabile.

    In questo articolo spieghiamo perché i denti si muovono, qual è il ruolo delle gengive e dell’osso, cosa fare subito e in quali casi è possibile salvarli.

    In breve: un dente sano ha un piccolissimo movimento naturale; quando la mobilità aumenta, la causa più frequente negli adulti è la parodontite, che distrugge l’osso e le fibre che sostengono il dente. Possono contribuire anche un’infiammazione acuta, il digrignamento o un morso sbilanciato, un trauma. La mobilità da sola non decide se un dente va tolto: eliminata l’infezione, spesso si riduce, e con la chirurgia rigenerativa molti denti tornano stabili. La valutazione di un parodontologo permette di capire, dente per dente, cosa si può conservare.

    Perché un dente sano si muove appena

    I denti non sono “incollati” all’osso. Ogni radice è sospesa nel suo alveolo grazie al legamento parodontale, un sottilissimo strato di fibre elastiche che funziona come un ammortizzatore durante la masticazione. Per questo anche un dente perfettamente sano ha un movimento minimo, di frazioni di millimetro, che di solito non si percepisce.

    Il problema nasce quando questo movimento aumenta: il dente si sposta sotto la pressione della lingua, “balza” quando mordi o cambia posizione nel tempo. In quel caso qualcosa ha indebolito il suo sostegno.

    I segnali da non sottovalutare

    La mobilità dentale non sempre si sente come un dente che “balla”. Altri segnali possono indicare che il sostegno dei denti si sta riducendo:

    • spazi nuovi tra i denti, soprattutto davanti;
    • denti superiori che si aprono “a ventaglio” o sembrano sporgere di più;
    • cibo che si incastra sempre negli stessi punti;
    • la sensazione che i denti non combacino più come prima quando chiudi la bocca;
    • fastidio quando mordi cibi duri;
    • gengive che sanguinano, si gonfiano o si ritirano.

    Le cause parodontali della mobilità dentale

    Negli adulti la causa più frequente di denti che si muovono riguarda il parodonto, cioè l’insieme di gengiva, legamento e osso che tiene il dente al suo posto.

    La perdita di osso causata dalla parodontite

    La parodontite è un’infiammazione cronica provocata dai batteri (placca dentale) che si accumulano sotto la gengiva. Col tempo distrugge le fibre e l’osso attorno alla radice e causa le tasche parodontali, spazi profondi tra dente e gengiva. Meno osso c’è attorno alla radice, più il dente diventa mobile. Spesso avanza per anni senza dolore, e la mobilità è uno dei primi segnali che il paziente nota da solo. Quando la perdita di osso è importante si parla di parodontite grave.

    L’infiammazione acuta e l’ascesso parodontale

    A volte un dente diventa mobile all’improvviso, insieme a gonfiore, dolore o fuoriuscita di pus. È il caso dell’ascesso parodontale: l’infiammazione intensa allenta temporaneamente il legamento. La buona notizia è che, una volta curata l’infezione, questa parte della mobilità tende a ridursi in modo significativo.

    Il morso sbilanciato e il digrignamento

    Chi stringe o digrigna i denti, spesso di notte e senza accorgersene, sottopone alcuni denti a forze eccessive. Su un dente sano queste forze possono causare usura o fastidio; su un dente che ha già perso osso per la parodontite, invece, accelerano la mobilità. Anche un dente che tocca “per primo” quando chiudi la bocca, magari per una protesi o un’otturazione troppo alta, può diventare mobile.

    La migrazione dei denti

    Quando l’osso si riduce, la spinta di lingua, labbra e masticazione non è più bilanciata. I denti possono allora spostarsi lentamente, aprirsi a ventaglio o ruotare. È una conseguenza tipica della parodontite avanzata e ha anche un impatto estetico, che si può correggere una volta stabilizzata la malattia.

    Altre cause da escludere

    Non tutti i denti che si muovono hanno un problema parodontale. Durante la visita lo specialista valuta anche:

    • un trauma, come un urto o una caduta, che può allentare o fratturare il dente;
    • un apparecchio ortodontico, che sposta i denti in modo controllato e rende normale una certa mobilità temporanea;
    • la gravidanza, durante la quale i cambiamenti ormonali possono rendere le gengive più infiammate e i denti leggermente più mobili;
    • un’infezione alla radice di origine endodontica, cioè partita dall’interno del dente;
    • una frattura della radice, non sempre visibile a occhio nudo;
    • cisti o lesioni dell’osso, rare, che si individuano con le radiografie e si trattano con la chirurgia orale.

    Se a muoversi è un impianto e non un dente naturale, il discorso è diverso: può trattarsi di un problema della vite o della corona, oppure di una perdita di osso attorno all’impianto. Ne parliamo nell’articolo dedicato a peri-implantite e perdita ossea implantare.

    I gradi di mobilità dentale

    Per descrivere quanto si muove un dente, i dentisti usano una scala semplice, misurata muovendo delicatamente il dente con due strumenti:

    GradoMovimentoChe cosa significa
    0Movimento fisiologico, non percepibileSituazione normale
    1Fino a circa 1 mm in orizzontaleMobilità lieve, spesso reversibile curando l’infiammazione
    2Oltre 1 mm in orizzontaleMobilità moderata, richiede una valutazione approfondita
    3Movimento anche in verticale (il dente si “affonda”)Mobilità grave; il dente è a rischio, ma va valutato caso per caso

    Il grado di mobilità è solo uno degli elementi della diagnosi. Ancora più importante è capire se la mobilità sta aumentando nel tempo oppure è stabile: un dente con un po’ di mobilità ma con gengive sane e tasche fisiologiche può restare in bocca e svolgere la sua funzione per molti anni.

    Cosa fare se un dente si muove

    Se ti accorgi che un dente si muove, ecco alcuni consigli pratici in attesa della visita:

    • non toccarlo con la lingua o con le dita per “controllare”: ogni sollecitazione lo affatica;
    • mastica dal lato opposto e preferisci cibi morbidi;
    • continua a lavarti i denti con delicatezza, anche nella zona del dente mobile: sospendere l’igiene peggiora l’infiammazione;
    • evita il fai-da-te: collutori, impacchi o colle non risolvono la causa e possono ritardare la diagnosi;
    • prenota una visita parodontale in tempi brevi.

    Rivolgiti al dentista con urgenza se la mobilità è comparsa dopo un trauma, se il dente si è spostato all’improvviso, o se ci sono gonfiore, dolore forte o febbre.

    Come lo specialista capisce se il dente si può salvare

    La diagnosi parte da una visita parodontale completa, che comprende:

    1. il sondaggio parodontale, cioè la misurazione delle tasche attorno a ogni dente con una sonda millimetrata (lo spieghiamo nel dettaglio nell’articolo su come si misurano le tasche parodontali);
    2. la misurazione della mobilità di ogni dente;
    3. le radiografie endorali, che mostrano quanto osso resta e che forma hanno i difetti ossei;
    4. i test di vitalità, per capire se il nervo del dente è sano;
    5. l’analisi del morso, per individuare contatti eccessivi o abitudini come il digrignamento.

    Con questi dati si stabilisce una prognosi per ciascun dente e si costruisce un piano di cura su misura.

    Come si stabilizza un dente che si muove

    La cura non è un singolo intervento, ma un percorso che affronta tutte le cause della mobilità:

    1. Controllo dell’infezione. Igiene domiciliare corretta e pulizia profonda delle radici eliminano placca e tartaro dalle tasche. Già dopo questa fase, quando l’infiammazione si riduce, molti denti diventano più stabili.
    2. Riequilibrio del morso. Si eliminano i contatti eccessivi con piccole correzioni delle superfici dentali e, in chi digrigna, si può usare un bite notturno per proteggere i denti.
    3. Chirurgia parodontale e rigenerativa. Se restano tasche profonde si interviene con la chirurgia parodontale. Quando la forma del difetto lo permette, la chirurgia rigenerativa ricostruisce parte dell’osso e delle fibre perse, restituendo sostegno al dente.
    4. Riallineamento. Se i denti si sono spostati o aperti a ventaglio, dopo la stabilizzazione si può valutare un trattamento ortodontico, oppure interventi di odontoiatria estetica per ridare armonia al sorriso.
    5. Mantenimento. Richiami di igiene ogni 3-4 mesi, ad esempio con il protocollo GBT (Guided Biofilm Therapy), mantengono i risultati nel tempo.

    Quando è possibile salvare un dente che si muove

    La domanda che quasi tutti si pongono è: “il mio dente si può salvare?”. La risposta dipende soprattutto da quanto osso resta attorno alla radice, dalla forma della perdita ossea e dalla possibilità di controllare l’infezione, più che dal grado di mobilità in sé.

    Le probabilità sono buone quando:

    • la mobilità è dovuta in parte all’infiammazione, che si può curare;
    • l’osso è stato perso in verticale lungo la radice, con un difetto adatto alla rigenerazione ossea;
    • il dente può essere stabilizzato ed esiste  un morso equilibrato;
    • il paziente segue igiene e controlli nel tempo.

    Gli studi clinici condotti da parodontologi esperti mostrano che, con la rigenerazione e un mantenimento regolare, anche denti molto compromessi possono restare in bocca per oltre 10 anni (sintesi EFP, 2020). Per questo, se ti è stato consigliato di estrarre denti che si muovono, è utile chiedere un secondo parere specialistico.

    Quando invece è meglio sostituire il dente

    In alcuni casi l’estrazione è la scelta più saggia: quando l’osso è stato perso su tutti i lati fino alla punta della radice, quando la radice è fratturata o quando le infezioni si ripetono nonostante le cure. Il dente può essere sostituito con l’implantologia dentale (se vuoi capire come funziona, leggi la nostra guida su cos’è un impianto dentale) e, in casi selezionati, con l’implantologia a carico immediato. Quando la parodontite ha lasciato poco osso, prima degli impianti può servire una ricostruzione di mascella e mandibola. In ogni caso la parodontite va curata prima, per proteggere anche i nuovi impianti.

    Perché rivolgersi a un parodontologo specialista

    Capire quali denti mobili si possono conservare, e con quali tecniche, è una delle valutazioni più delicate dell’odontoiatria. Il dott. Giorgio Tabanella, specializzato in parodontologia alla University of Southern California di Los Angeles e Diplomate of the American Board of Periodontology, si occupa da anni di parodontite avanzata, rigenerazione ossea e gengivale e riabilitazioni complesse.

    Domande frequenti sui denti che si muovono

    Un dente che si muove può tornare fermo?

    In molti casi sì. Quando la mobilità dipende in parte dall’infiammazione, curando la parodontite il dente diventa più stabile. Se l’osso viene in parte ricostruito ed  il dente viene stabilizzato, può tornare a svolgere bene la sua funzione.

    Un dente che si muove senza dolore è grave?

    L’assenza di dolore non significa che il problema sia lieve: la parodontite spesso non fa male per anni. È però un motivo per fare una visita, non per allarmarsi: prima si interviene, più alte sono le possibilità di conservare il dente.

    Lo stress e il digrignamento possono far muovere i denti?

    Il digrignamento da solo raramente fa perdere un dente sano, ma su denti che hanno già perso osso per la parodontite può aumentare la mobilità. In questi casi si cura la parodontite e si proteggono i denti con un bite notturno.

    In gravidanza è normale che i denti si muovano?

    Una leggera mobilità può comparire per effetto degli ormoni e dell’infiammazione delle gengive ma se associata a scarsa igiene orale o ad una parodontite non diagnosticata. La gravidanza di per sé non è una patologia, tuttavia può evidenziare delle problematiche parodontali preesistenti. È comunque consigliabile una visita, perché in gravidanza una gengivite può peggiorare più facilmente.

    Dopo la pulizia profonda i denti sembrano muoversi di più: è normale?

    Può succedere nei primi giorni: il tartaro rimosso a volte “teneva insieme” i denti e la gengiva infiammata si sgonfia. Man mano che i tessuti guariscono la situazione migliora e i denti tendono a diventare più stabili.

    Si possono “fissare” i denti che si muovono?

    Sì, con lo splintaggio: una sottile contenzione incollata sul lato interno dei denti, che li unisce a quelli vicini senza limarli. Funziona al meglio quando la parodontite è già sotto controllo. Lo splintaggio non è tuttavia la soluzione alla malattia parodontale e viene eseguito solo in pochi casi selezionati. Inoltre spesso facilita l’accumulo di placca che è la causa della malattia parodontale. In sostanza se un dente ha una mobilità patologica bisogna individuare le cause e risolvere il problema parodontale. 

    È meglio togliere subito il dente e mettere un impianto?

    Non sempre. Un dente naturale stabilizzato può durare a lungo, e anche gli impianti in una bocca con parodontite non curata sono a rischio. La scelta va fatta dopo una valutazione parodontale completa, dente per dente.

    Prenota una visita parodontale presso lo Studio Tabanella

    Se hai uno o più denti che si muovono, se si sono aperti spazi nuovi o se ti è stato proposto di estrarli, una valutazione specialistica può cambiare la prospettiva. Durante la visita analizzeremo con calma ogni dente, ti spiegheremo cosa causa la mobilità e quali denti si possono salvare, con un piano di cura chiaro e condiviso.

    Lo studio riceve a Roma, in via Rovereto 6 (zona Corso Trieste), e a Mentana, in via Reatina 19, e accoglie pazienti da tutta Italia, anche per un secondo parere. Compila il modulo che trovi in questa pagina oppure visita la pagina contatti per richiedere un appuntamento: ti ricontatteremo al più presto.

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