Cura della parodontite con il laser: come funziona e quando è utile

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Chi scopre di avere la parodontite, spesso chiamata anche piorrea, cerca subito una cura efficace e il meno fastidiosa possibile. Tra le domande più frequenti c’è proprio questa: la parodontite si può curare con il laser? È una domanda comprensibile, perché il laser viene associato a trattamenti moderni, precisi e poco invasivi.
In questo articolo spieghiamo con parole semplici come si cura oggi la parodontite, che cosa può fare il laser, quali sono i suoi limiti e perché la scelta del trattamento va sempre fatta da uno specialista in parodontologia, sulla base della situazione di ogni paziente.
| In breve: il laser può essere uno strumento di supporto nella cura della parodontite: aiuta a ridurre i batteri nelle tasche gengivali, a limitare il sanguinamento e a rendere alcune fasi più confortevoli. Non sostituisce però la pulizia professionale delle radici, che resta la base della terapia secondo le linee guida europee. Il laser va quindi considerato un complemento, da valutare caso per caso all’interno di un percorso completo di cura parodontale e di mantenimento. |
La parodontite in breve: perché va curata
La parodontite è un’infiammazione cronica dei tessuti che sostengono i denti: gengiva, legamento e osso. Tutto inizia con la placca batterica che si accumula lungo il bordo della gengiva. Se non viene rimossa, provoca una gengivite che, nel tempo e in persone predisposte, può trasformarsi in parodontite. A quel punto si formano le cosiddette tasche parodontali, spazi tra gengiva e dente in cui i batteri trovano un ambiente ideale per proliferare.
Senza cure, l’infiammazione distrugge lentamente l’osso attorno ai denti, che possono diventare mobili fino a staccarsi. La buona notizia è che la parodontite, se diagnosticata e trattata correttamente, si può curare ed eradicare per tutta la vita. Se vuoi approfondire sintomi e cause, puoi leggere il nostro articolo su che cos’è la parodontite.
Come si cura oggi la parodontite
La cura della parodontite segue un percorso a tappe, descritto anche dalle linee guida della Federazione Europea di Parodontologia (EFP). In modo semplificato, le fasi sono quattro:
- Prima fase: igiene e controllo dei fattori di rischio. Si insegna al paziente una corretta igiene domiciliare, si esegue una pulizia professionale delle superfici visibili e si lavora sui fattori che aggravano la malattia, come il fumo o un diabete non controllato.
- Seconda fase: strumentazione subgengivale. È il cuore della terapia: con strumenti manuali e a ultrasuoni lo specialista pulisce a fondo le radici all’interno delle tasche, rimuovendo placca e tartaro. È in questa fase che si può valutare l’uso di strumenti aggiuntivi, antibatterici compresi. Il laser è stato dimostrato scientificamente non è più efficace della strumentazione manuale (scaling and root planing).
- Terza fase: trattamento delle tasche residue. Se dopo la rivalutazione alcune tasche restano profonde, si può ricorrere alla chirurgia parodontale e, quando possibile, alla rigenerazione ossea per recuperare il tessuto perso.
- Quarta fase: mantenimento. Controlli e sedute di igiene periodiche, per esempio con il protocollo GBT, servono a mantenere stabili i risultati nel tempo.
Come si vede, il laser non è una cura a sé stante: si inserisce all’interno di questo percorso, come possibile aiuto in alcune fasi ma ad oggi la maggioranza delle pubblicazioni scientifiche non considerano il laser come una terapia efficace nel trattamento della malattia parodontale.
Il laser in parodontologia: che cos’è e come agisce
Il laser è un fascio di luce concentrata con una lunghezza d’onda precisa. A seconda del tipo di laser e di come viene regolato, questa energia luminosa può decontaminare le superfici, rimuovere il tessuto infiammato all’interno delle tasche, favorire la coagulazione e in alcuni casi agire anche sul tartaro. In parodontologia si utilizzano principalmente questi tipi:
Laser a diodo
È il più diffuso negli studi dentistici. Viene usato soprattutto per ridurre la carica batterica nelle tasche e per trattare i tessuti molli, con un buon controllo del sanguinamento.
Laser Nd:YAG
Ha un’azione più profonda sui tessuti molli ed è stato proposto in alcuni protocolli specifici per il trattamento delle tasche parodontali.
Laser a erbio (Er:YAG ed Er,Cr:YSGG)
Questi laser interagiscono bene con l’acqua contenuta nei tessuti e possono agire anche sui depositi duri come il tartaro, con un basso riscaldamento delle superfici.
Terapia fotodinamica
In questo caso si applica nella tasca una sostanza fotosensibile che viene poi attivata con una luce a bassa potenza, con l’obiettivo di colpire selettivamente i batteri.
Cosa può fare il laser nella cura della parodontite
Utilizzato da mani esperte e con le giuste indicazioni, il laser può offrire alcuni vantaggi:
- riduzione della carica batterica all’interno delle tasche, come supporto alla pulizia meccanica;
- minore sanguinamento durante e dopo il trattamento, grazie all’effetto coagulante;
- un aiuto nelle zone difficili da raggiungere;
- un possibile supporto nel trattamento delle infiammazioni attorno agli impianti.
Sono benefici reali, che però vanno inseriti nel giusto contesto, come vediamo nel prossimo paragrafo.
Cosa il laser non può fare
Per una scelta consapevole è importante conoscere anche i limiti del laser. Il primo è il più importante: il laser non sostituisce la pulizia professionale delle radici. Placca e tartaro che si depositano sotto la gengiva vanno rimossi in modo accurato con la strumentazione subgengivale; senza questo passaggio, nessun laser può controllare la malattia.
In secondo luogo, il laser non fa ricrescere da solo l’osso perso. Quando la parodontite ha causato difetti ossei importanti, per recuperare il sostegno dei denti servono tecniche specifiche di chirurgia rigenerativa.
Infine, i risultati di qualsiasi terapia dipendono dalla collaborazione del paziente: senza una buona igiene quotidiana e controlli regolari, la malattia tende a ripresentarsi.
Anche la ricerca scientifica invita alla prudenza. Le linee guida europee sulla cura della parodontite, pubblicate nel 2020, hanno analizzato gli studi disponibili e non suggeriscono l’uso di routine del laser in aggiunta alla pulizia delle tasche, perché il beneficio aggiuntivo non è ancora stato dimostrato in modo solido. Questo non significa che il laser sia inutile, ma che la sua indicazione va valutata con attenzione dallo specialista, situazione per situazione.
Laser o terapia tradizionale: quale scegliere?
In realtà non si tratta di una scelta tra due alternative. La terapia parodontale tradizionale, cioè la pulizia accurata delle tasche e, se serve, la chirurgia, è la base del trattamento. Il laser può affiancarla in alcuni casi, ma non prenderne il posto.
Diffida quindi delle proposte che presentano il laser come una soluzione rapida e definitiva, capace di “curare la piorrea in una seduta” senza bisogno di altro. La parodontite è una malattia cronica: si controlla con un percorso ben pianificato, una diagnosi accurata e un mantenimento costante nel tempo. La scelta degli strumenti, laser compreso, spetta al parodontologo dopo una valutazione completa.
Come si svolge il percorso di cura
Tutto comincia con una visita parodontale approfondita. Lo specialista misura la profondità delle tasche attorno a ogni dente, valuta sanguinamento e mobilità, controlla l’igiene e, quando serve, richiede radiografie (un full endorale digitale e non un’ortopanoramica perché spesso quest’ultima tende a sottostimare le patologie odontoiatriche inclusa la parodontite) per vedere lo stato dell’osso. Questi dati vengono raccolti in una cartella parodontale che permette di definire lo stadio della malattia e di confrontare i risultati nel tempo.
La terapia viene poi suddivisa in più sedute. La pulizia delle tasche si esegue di solito senza anestesia locale, quindi non è dolorosa. Dopo alcune settimane si esegue una rivalutazione per capire come hanno risposto i tessuti e decidere se sono necessari altri trattamenti.
Dopo il trattamento: consigli e mantenimento
Nei giorni successivi alla terapia è normale avvertire una lieve sensibilità delle gengive o dei denti al freddo, che tende a ridursi spontaneamente. Le gengive, sgonfiandosi, possono apparire leggermente più basse: è un segno che l’infiammazione si sta riducendo.
Per mantenere i risultati è fondamentale:
- spazzolare i denti con delicatezza almeno tre volte al giorno, preferibilmente con spazzolino morbido;
- pulire ogni giorno gli spazi tra i denti con scovolini o filo interdentale, come indicato dall’igienista;
- smettere di fumare o ridurre il più possibile il fumo, che peggiora la malattia e la risposta alle cure;
- rispettare i richiami di mantenimento, in genere ogni tre-cinque mesi a seconda del caso.
Se nel tempo le gengive si sono ritirate e il sorriso ne ha risentito, esistono tecniche di chirurgia plastica mucogengivale che permettono di migliorare estetica e protezione dei denti.
Il laser nelle infiammazioni attorno agli impianti
Anche gli impianti dentali possono essere colpiti da un’infiammazione simile alla parodontite, chiamata peri-implantite. In questi casi il laser viene talvolta utilizzato per decontaminare la superficie dell’impianto, sempre all’interno di un trattamento più ampio che può comprendere la pulizia meccanica e, nei casi più avanzati, la chirurgia rigenerativa. Anche qui la valutazione spetta allo specialista.
Perché rivolgersi a un parodontologo specialista
La parodontite è una malattia complessa, che richiede una diagnosi precisa e un piano di cura personalizzato. Rivolgersi a uno specialista in parodontologia significa poter contare su una valutazione completa e sulla scelta degli strumenti più adatti, senza scorciatoie.
Il dott. Giorgio Tabanella si è specializzato in parodontologia e chirurgia implantare presso la University of Southern California di Los Angeles, dove ha conseguito anche il Master of Science in Craniofacial Biology, ed è Diplomate of the American Board of Periodontology. Nei suoi studi di Roma e di Mentana segue pazienti con parodontite in ogni stadio, dalle forme iniziali ai casi più avanzati che richiedono chirurgia e rigenerazione, accogliendo persone provenienti da tutta Italia.
Domande frequenti sulla cura della parodontite con il laser
Il laser per la parodontite fa male?
In genere no. Il trattamento si esegue spesso in anestesia locale e il laser è ben tollerato. Nei giorni successivi può esserci una leggera sensibilità, che passa in breve tempo.
Con il laser si può evitare la chirurgia?
Non sempre. Il laser può aiutare a migliorare la risposta della prima terapia, ma se dopo la rivalutazione restano tasche profonde o difetti ossei, la chirurgia parodontale rimane spesso la soluzione più efficace.
Il laser fa ricrescere l’osso o le gengive?
No, il laser da solo non rigenera l’osso perso. Per recuperare i tessuti di sostegno servono tecniche di chirurgia rigenerativa, valutate dallo specialista.
Quante sedute servono?
Dipende dalla gravità della malattia e dal numero di denti coinvolti. In genere la terapia iniziale si svolge in alcune sedute, seguite da una rivalutazione e da controlli periodici.
Quanto costa la cura della parodontite con il laser?
Il costo varia in base allo stadio della malattia, al numero di sedute e agli strumenti utilizzati. Per questo viene definito dopo la prima visita, con un preventivo personalizzato.
La parodontite si può curare definitivamente?
La parodontite si può eradicare in modo stabile e duraturo. Essendo una malattia cronica, però, richiede un mantenimento costante per evitare che si riattivi.
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