Parodontite grave: sintomi, cure e quando è possibile salvare i denti

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Sentirsi dire di avere una parodontite grave può spaventare. Spesso la diagnosi arriva quando i denti hanno già iniziato a muoversi, le gengive sanguinano da tempo o compaiono spazi nuovi tra un dente e l’altro. In alcuni casi viene addirittura proposto di togliere tutti i denti e sostituirli con impianti.
È importante sapere che, anche nelle forme avanzate, la parodontite si può curare ed eradicare per sempre, e che molti denti ritenuti compromessi possono essere conservati con le terapie giuste. In questo articolo spieghiamo con parole semplici che cosa si intende per parodontite grave, come si riconosce, quali sono le cure disponibili e quando vale la pena chiedere il parere di uno specialista in parodontologia.
| In breve: la parodontite grave corrisponde agli stadi III e IV della classificazione internazionale: l’infiammazione ha distrutto una parte importante dell’osso che sostiene i denti, con tasche profonde, mobilità e rischio di perdere elementi. Si cura con un percorso specialistico che comprende la pulizia profonda delle tasche, la chirurgia parodontale e, quando possibile, la rigenerazione dell’osso. Anche nei casi avanzati, una valutazione da parte di un parodontologo esperto permette spesso di salvare denti che sembravano persi. |
Che cos’è la parodontite grave
La parodontite è un’infiammazione cronica dei tessuti che sostengono i denti, causata dall’accumulo di placca batterica sotto la gengiva e favorita da fattori come il fumo, il diabete e la predisposizione familiare. Ne parliamo in modo approfondito nell’articolo su che cos’è la parodontite. Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, le forme gravi di malattia parodontale rappresentano oltre un miliardo di casi nel mondo.
Dal 2018 i parodontologi utilizzano una classificazione internazionale che divide la malattia in quattro stadi, in base alla quantità di tessuto perso e alla complessità della cura, e in tre gradi, in base alla velocità con cui progredisce. Si parla di parodontite grave quando la malattia raggiunge:
- lo stadio III: la perdita di osso arriva alla metà della radice o oltre, ci sono tasche profonde e alcuni denti possono essere già stati persi a causa della malattia;
- lo stadio IV: oltre alla grave perdita di osso, sono stati persi più denti, quelli rimasti si sono spostati o sono mobili e la masticazione è compromessa, tanto da richiedere una riabilitazione complessa.
Il grado, invece, indica quanto velocemente la malattia avanza: una parodontite di grado C, per esempio, è una forma aggressiva che progredisce rapidamente e richiede un controllo particolarmente attento.
I sintomi della parodontite grave
Nelle fasi iniziali la parodontite è spesso silenziosa. Quando diventa grave, invece, i segnali sono più evidenti:
- denti che si muovono o che sembrano “ballare” durante la masticazione;
- denti che si spostano, con la comparsa di spazi nuovi, soprattutto davanti, o con i denti superiori che si aprono “a ventaglio”;
- gengive che sanguinano facilmente, gonfie o arrossate, oppure ritirate con denti che appaiono più lunghi;
- alito cattivo persistente o sapore sgradevole in bocca;
- ascessi gengivali, cioè rigonfiamenti dolorosi con fuoriuscita di pus;
- difficoltà a masticare o fastidio nel mordere cibi duri;
- cambiamenti nel modo in cui i denti si incontrano chiudendo la bocca.
Se riconosci uno o più di questi segnali, è il momento di fare una visita parodontale. Prima si interviene, più denti si possono salvare.
Perché la parodontite diventa grave
La parodontite non diventa grave all’improvviso: di solito avanza per anni senza dare dolore. Alcuni fattori ne accelerano la progressione:
- il fumo, che oltre a peggiorare la malattia ne nasconde i sintomi, perché riduce il sanguinamento delle gengive;
- il diabete non ben controllato, che rende i tessuti più vulnerabili alle infezioni;
- la predisposizione genetica e familiare: in alcune persone la risposta infiammatoria è più intensa;
- lo stress e alcune condizioni che riducono le difese dell’organismo;
- l’assenza di controlli regolari o cure precedenti non complete, che lasciano batteri e tartaro nelle tasche profonde.
Conoscere questi fattori è importante non solo per capire la malattia, ma anche per curarla: tenerli sotto controllo fa parte della terapia.
I denti si possono salvare?
È la domanda che quasi tutti i pazienti si fanno, ed è giusto che sia così. La risposta dipende da molti elementi: quanto osso resta attorno a ogni dente, la forma dei difetti ossei, la mobilità, la presenza di infezioni alla radice, le abitudini del paziente e la sua salute generale.
Negli ultimi decenni la parodontologia ha fatto grandi progressi. Le tecniche di chirurgia rigenerativa permettono, in casi selezionati, di ricostruire parte dell’osso perso anche attorno a denti gravemente compromessi. Studi clinici condotti da parodontologi esperti hanno mostrato che, con un trattamento specialistico e un mantenimento costante, molti di questi denti possono rimanere stabili e funzionali per anni.
Questo non significa che tutti i denti siano sempre recuperabili. Significa però che la decisione di estrarre andrebbe presa solo dopo una valutazione parodontale completa. Se ti è stato proposto di togliere molti denti, o tutti, chiedere un secondo parere a uno specialista in parodontologia è una scelta saggia e del tutto normale.
Come si cura la parodontite grave
La cura della parodontite grave segue un percorso a tappe, come indicato dalle linee guida della Federazione Europea di Parodontologia. Ogni fase prepara la successiva e viene adattata alla situazione del singolo paziente.
1. Diagnosi e cartella parodontale
Lo specialista misura la profondità delle tasche attorno a ogni dente, valuta sanguinamento, mobilità e coinvolgimento delle radici, e richiede le radiografie ( un full endorale completo e non una banale ortopanoramica) necessarie per vedere lo stato dell’osso. Questi dati permettono di definire stadio e grado della malattia e di stabilire, dente per dente, una prognosi.
2. Terapia causale e pulizia profonda delle tasche
Si insegna al paziente un’igiene domiciliare efficace e si lavora sui fattori di rischio, come il fumo. Poi si esegue la strumentazione subgengivale, le levature radicolari o scalcino and root planing: una pulizia accurata delle radici all’interno delle tasche, in anestesia locale solo in rari casi, per eliminare placca e tartaro. In questa fase lo specialista può valutare strumenti aggiuntivi; ne parliamo nell’articolo sulla cura della parodontite con il laser.
3. Rivalutazione e chirurgia parodontale
Dopo alcune settimane si controlla la risposta dei tessuti. Nella parodontite grave è frequente che alcune tasche pur riducendosi di profondità restino profonde: in questi casi si ricorre alla chirurgia parodontale, che permette di pulire a fondo le zone più difficili e di rimodellare i tessuti.
4. Rigenerazione dell’osso e delle gengive
Quando la forma del difetto osseo lo consente, si utilizzano tecniche di rigenerazione ossea con biomateriali, membrane o fattori di crescita che stimolano la guarigione, per ricostruire parte del sostegno perso. Anche i tessuti gengivali possono essere ricostruiti con la rigenerazione gengivale.
5. Stabilizzazione e riabilitazione
Nei casi di stadio IV, dopo aver controllato l’infezione, può essere necessario stabilizzare i denti mobili, correggerne la posizione con l’ortodonzia o sostituire quelli non recuperabili con protesi o impianti dentali. L’obiettivo è restituire una masticazione stabile e un sorriso armonioso.
6. Mantenimento
La parodontite è una malattia cronica. Una volta stabilizzata, va seguita con sedute di igiene e controlli periodici, ad esempio con il protocollo GBT, in genere ogni tre o quattro mesi. Il mantenimento è la vera chiave del successo nel lungo periodo.
Quando i denti non sono recuperabili
Se alcuni denti sono troppo compromessi, la loro estrazione diventa parte della cura, perché elimina un focolaio di infezione e protegge il resto della bocca. Oggi esistono molte soluzioni per sostituirli in modo stabile e naturale, comprese le tecniche di implantologia a carico immediato, che in casi selezionati permettono di avere denti fissi in tempi brevi.
È importante però sapere che una persona che ha avuto la parodontite ha un rischio maggiore di sviluppare infiammazioni anche attorno agli impianti. Per questo la malattia va curata e stabilizzata prima di inserire gli impianti, e il mantenimento resta fondamentale anche dopo. Nei casi in cui la parodontite ha causato una grave perdita di osso, prima dell’implantologia può essere necessaria una ricostruzione di mascella e mandibola.
Parodontite grave e salute generale
La salute delle gengive non riguarda solo la bocca. Numerosi studi hanno evidenziato un legame tra parodontite e alcune condizioni generali, in particolare il diabete: l’infiammazione gengivale può rendere più difficile il controllo della glicemia e, viceversa, il diabete non controllato peggiora la parodontite. Sono state osservate associazioni anche con le malattie cardiovascolari. Curare la parodontite è quindi un investimento per il benessere di tutto l’organismo.
Perché rivolgersi a un parodontologo specialista
La parodontite grave è una delle situazioni più complesse dell’odontoiatria. Decidere quali denti conservare, quali tecniche utilizzare e in che ordine richiede formazione specifica ed esperienza in chirurgia parodontale e rigenerativa.
Il dott. Giorgio Tabanella si è specializzato in parodontologia e chirurgia implantare presso la University of Southern California di Los Angeles, dove ha conseguito anche il Master of Science in Craniofacial Biology, ed è Diplomate of the American Board of Periodontology. Nei suoi studi di Roma e di Mentana si occupa da anni di casi di parodontite avanzata, rigenerazione ossea e gengivale e riabilitazioni complesse, e accoglie pazienti da tutta Italia, spesso inviati da altri colleghi o in cerca di un secondo parere.
Domande frequenti sulla parodontite grave
La parodontite grave si può curare?
Sì. Anche nelle forme avanzate la parodontite si può arrestare ed eradicare per sempre con un percorso specialistico e un mantenimento regolare. Il tessuto perso non sempre si recupera del tutto, ma in molti casi è possibile ricostruirne una parte.
Mi hanno detto di togliere tutti i denti: è l’unica soluzione?
Non necessariamente. Prima di estrazioni estese è consigliabile una valutazione parodontale completa: spesso alcuni denti possono essere conservati con le terapie parodontali e rigenerative, anche se considerati compromessi.
I denti che si muovono possono tornare stabili?
In molti casi sì. Una volta eliminata l’infiammazione, la mobilità tende a ridursi; quando l’osso viene in parte ricostruito o i denti vengono stabilizzati, possono tornare a svolgere bene la loro funzione.
La cura è dolorosa?
No. Le sedute di pulizia profonda spesso non richiedono anestesia perché vengono utilizzati strumenti miniinvasivi e gli interventi chirurgici si eseguono in anestesia locale. Nei giorni successivi può esserci un fastidio moderato, gestibile con i farmaci prescritti.
Quanto dura la terapia?
La fase attiva dura in genere alcuni mesi, a seconda del numero di denti coinvolti e degli interventi necessari. Il mantenimento, invece, prosegue nel tempo con controlli periodici.
Quanto costa curare la parodontite grave?
Il costo dipende dallo stadio della malattia, dal numero di denti da trattare e dalle tecniche necessarie. Per questo viene definito dopo la prima visita, con un piano di cura e un preventivo personalizzati.
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Se hai denti che si muovono, gengive che sanguinano o ti è stato consigliato di estrarre più denti, una valutazione specialistica può fare la differenza. Analizzeremo con calma la tua situazione, ti spiegheremo con chiarezza quali denti si possono salvare e quale percorso è più adatto a te.
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