Cos’è la parodontite o piorrea?
La malattia parodontale è una patologia batterica, in genere non o scarsamente sintomatica, che se lasciata non trattata distrugge osso e fibre peri-dentali provocando la perdita di elementi dentari altresì perfettamente sani.

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Come curare la parodontite
La malattia parodontale — parodontite, o più comunemente conosciuta dalle vecchie generazioni come “piorrea” — è una patologia multifattoriale a eziologia batterica che comporta la perdita progressiva del parodonto, ossia dei tessuti di supporto degli elementi dentari: gengiva, legamento parodontale, cemento e osso alveolare.
L’evoluzione della malattia, se non curata, può essere drammatica: perdita di osso, retrazione gengivale, mobilità dentaria, fino alla perdita di elementi dentari sani. La patologia colpisce i tessuti di sostegno e non il dente stesso.
Non è una patologia esclusiva degli adulti: esistono anche forme giovanili che colpiscono bambini nei primi anni di vita, verosimilmente dovute a batteri parodontopatogeni aggressivi trasmessi dai genitori o dai membri familiari durante la fase dello svezzamento.
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Purtroppo la parodontite, nella maggioranza dei casi, è asintomatica ed è difficilmente individuabile dal paziente che, non percependo fastidi o disturbi, non richiede una visita specialistica.
Tutti i pazienti dovrebbero essere esaminati da un parodontologo, soprattutto coloro che hanno membri familiari che hanno o hanno avuto parodontite, o chiunque sia in procinto di cominciare un trattamento protesico o ortodontico: la combinazione di parodontite e ortodonzia può essere grave a tal punto da accelerare la perdita di grandi quantità ossee. Inoltre la tempestività delle cure può ridurre tempi, costi e disagi.
Non bisogna aspettare che compaiano i sintomi tipici della malattia avanzata (per esempio la mobilità dei denti) per farsi visitare. Un comune sentire, nei Paesi dove non esiste una specializzazione in parodontologia e quindi una cultura parodontale, è che per questa malattia vi sia poco da fare e che sia normale esserne affetti se ne hanno sofferto i propri genitori: in realtà la parodontite può essere prevenuta, controllata, curata e, eventualmente, i tessuti persi possono essere rigenerati attraverso moderne e avanzate tecniche chirurgiche. Insomma, di parodontite si guarisce, e in maniera definitiva!
Il fatto, poi, che la malattia sia sempre più implicata in patologie sistemiche come malattie cardiovascolari, malattie polmonari, diabete, parti pretermine e simili, alza il campanello d’allarme e obbliga i medici a non trascurarla. I principali segnali che possono far sospettare la presenza della malattia sono: gengive che sanguinano spazzolando i denti o mangiando cibi duri; gengive arrossate, gonfie, retratte in tutta la bocca o solo su alcuni denti.
Alcune malattie, come il diabete, e alcuni stili di vita, come il fumo, si associano con più frequenza alla comparsa o a una progressione più aggressiva della malattia parodontale.
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La cura della malattia parodontale e la rigenerazione tissutale (nei casi più avanzati) è una realtà: la malattia parodontale può essere curata definitivamente, a tal punto che un paziente parodontopatico dopo il trattamento è sovrapponibile a un paziente che non ha mai avuto parodontite.
Anche gli impianti dentali endossei possono quindi essere inseriti in pazienti con pregressa malattia parodontale senza che questo pregiudichi la sopravvivenza degli impianti stessi, purché la patologia parodontale venga trattata ed eradicata con tecniche specifiche prima della terapia implantare. Inserire impianti endossei in pazienti affetti da parodontite può provocare danni iatrogeni gravissimi, con peri-implantiti (infiammazione e perdita dei tessuti di supporto implantari) e perdite ossee avanzate fino alla perdita degli impianti stessi: riabilitare un paziente di questo tipo significa sottoporlo a trattamento parodontale, rimozione degli impianti malati, rigenerazione dei tessuti duri e molli e ricostruzione protesica avanzata, non ultimo un trattamento lungo e inevitabilmente costoso. L’approccio corretto dovrebbe essere quello di trattare il paziente correttamente la prima volta, ma purtroppo assistiamo oggi a un incremento dei danni iatrogeni dovuti alla mancanza di un training idoneo, a impianti endossei e materiali di scarsa qualità (dato, questo, in aumento drammatico) e soprattutto alla mancanza di buon senso nei piani di trattamento!
Ogni forma di parodontite (parodontite aggressiva, parodontite cronica dell’adulto, parodontite legata a patologie sistemiche…) ha una terapia specifica.
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In tutte le forme, tuttavia, l’igiene orale rappresenta un fattore comune. La prima fase consiste nella cosiddetta terapia causale, in cui si rimuovono dalla superficie radicolare dei denti placca, tartaro, tossine batteriche e ruvidità attraverso le levigature radicolari. Nel caso di forme lievi o moderate, la terapia causale può da sola essere risolutiva.
Nei casi più avanzati, in cui la distruzione ossea ha creato crateri o difetti infraossei, la terapia chirurgica è l’unica soluzione per eradicare definitivamente la patologia. La fase chirurgica può essere distinta in una chirurgia ossea, che consiste nel rimodellare e “ridisegnare” i profili ossei danneggiati dalla parodontite, e una fase rigenerativa, quando i difetti sono particolarmente profondi e la rigenerazione ossea rappresenta l’unica alternativa all’estrazione.
La chirurgia viene eseguita a livello ambulatoriale e il postoperatorio è lieve e non significativo nel 95% dei pazienti, tanto che gli stessi pazienti possono, con qualche precauzione, continuare una vita normale.



